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10 motivi per cui è fondamentale saper parlare in pubblico

parlare in pubblico, un vecchio comizio di Obama

parlare in pubblico, un vecchio comizio di Obama

L’importanza dell’arte oratoria è ben nota sin dall’antichità. Quando si pensa alla capacità di parlare in pubblico spesso la nostra mente richiama l’immagine dei grandi oratori del passato, capaci, grazie alla retorica e all’uso sapiente delle parole, di catturare l’interesse e mantenere viva l’attenzione della folla raggiungendo gli obiettivi della propria orazione. Non è però necessario scomodare i grandi oratori dell’età classica per intuire che un eloquio brillante abbia notevole rilevanza in ogni campo nella nostra vita, nella sfera privata e soprattutto in quella professionale.

Nonostante l’importanza che il public speaking assume nell’era moderna, nella quale la comunicazione è alla base di una vita sociale e lavorativa soddisfacente, un’alta percentuale di persone ammette di provare timore e ansia quando si trova a dover parlare in pubblico, tant’è che da un’indagine statistica condotta da YouGov UK risulta che la paura del public speaking si colloca al terzo posto tra le fobie più diffuse al giorno d’oggi tra le persone.

Che si tratti di una cena di lavoro, di una presentazione aziendale, di un meeting, di un colloquio di lavoro o quant’anche il parlare in pubblico si esplichi in una situazione afferente alla vita privata moltissime persone presentano le tipiche manifestazioni legate a questa fobia. Ansia, mani sudate, parole bloccate in gola che rendono la propria performance non ai livelli richiesti che però potrebbero assolutamente essere raggiungibili con un po’ di impegno e volontà.

Le persone che hanno paura di parlare in pubblico, spesso credono che chi oggi è un eccezionale oratore, abbia acquisito questa qualità in modo innato. Non è assolutamente così, la capacità di parlare in pubblico può essere acquisita e migliorata da tutti, basta prendere coscienza delle proprie capacità, avere voglia di migliorare e rivolgersi a professionisti specializzati nel trattare con questo specifico problema.

Il primo passo da fare è capire fino in fondo l’importanza del public speaking, solo così si otterrà piena consapevolezza del fatto che, al giorno d’oggi, la capacità di parlare in pubblico è un qualcosa con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente e si avrà in questo modo un maggior incentivo ad attuare una strategia vincente e risolutiva.

Ecco 10 buoni motivi per imparare a parlare in pubblico:

1. Parlare in pubblico: far leva sulla forza impattante delle parole e del linguaggio del corpo

Che dir se ne voglia, spesso ciò che diciamo con le parole si discosta da ciò che trasmettiamo con il linguaggio del corpo. Imparare a parlare in pubblico permette di allineare i due mezzi di comunicazione, far trasparire una maggiore sicurezza rendendo più incisivo il messaggio che vogliamo trasmettere al nostro pubblico permettendoci di raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ necessario conquistare la fiducia della platea a cui ci rivolgiamo e ciò è possibile grazie a un saggio uso delle parole unito a un linguaggio del corpo coerente con ciò che diciamo.

2. Esigenze di comunicazione. Parola d’ordine: farsi notare

Nell’era della comunicazione digitale, bombardati ogni giorno da immagini, testi e contenuti video, riuscire ad emergere e farsi ricordare è molto più difficile che in passato quando era facile spiccare nel mucchio. Il face to face resta ancor oggi il metodo migliore per essere incisivi.

Esporsi, come si suol dire ”mettendoci la faccia” argomentando con arguzia una presentazione aziendale dal vivo o in video conferenza offre più chance di catturare l’attenzione del cliente, stimolare la sua attenzione e soprattutto… farsi ricordare quando per il cliente arriverà il momento di scegliere tra noi e la concorrenza. C’è bisogno di persone che non abbiano paura di mostrarsi in pubblico e che sappiano comunicare in modo semplice ed efficace.

3. Migliorare l’autostima e fare carriera

Essere in grado di gestire efficacemente una platea di persone, oltre ad essere un’esigenza ai fini professionali, permette di ottenere dei benefici anche per la nostra crescita personale. Parlare in pubblico permette di migliorare la propria autostima rendendo la persona cosciente delle proprie capacità testando i propri limiti e incentivandola a superarli. Il public speaking permette di migliorare la chiarezza espositiva e le proprie doti comunicative e persuasive. Tutto ciò ha un riflesso anche sul piano lavorativo, accelerando l’ascesa professionale.

4. Dare maggior valore a progetti, idee e opinioni

Spesso ottime idee e progetti vengono bruciati da una presentazione che non riesce a lasciare il segno. Progetti ottimi, spesso più di altri che invece vengono approvati, la cui l’esposizione lascia però a desiderare. Un incedere incerto, tentennamenti, emozione possono giocare brutti scherzi. Pertanto, il saper parlare in pubblico è qualcosa che al giorno d’oggi è fondamentale. La migliore idea verrà scartata se non accompagnata da una presentazione valida e accattivante.

5. Migliorare la propria capacità comunicativa

Il fraintendimento è sempre dietro l’angolo, comunicare in modo corretto ed efficace è un’esigenza di sopravvivenza in tutti i contesti. Un errore di comunicazione può costare caro, un progetto che non va in porto, un’idea bocciata in una riunione di lavoro e tutto il tempo investito è tempo sprecato! Spesso, un ottimo lavoro non è accompagnato da una comunicazione efficace, chi illustra si sente non capito dalla sua platea ma forse il problema non è del suo pubblico ma del suo modo di veicolare l’informazione.

Più si parla in pubblico più si acquista familiarità e disinvoltura, padroneggiando il linguaggio nella maniera più chiara e semplice da comprendere anche a chi magari rientra tra i ”non addetti ai lavori”. Infatti, non sempre un linguaggio prettamente tecnico è la scelta giusta, saper comunicare, riuscire a parlare in pubblico è anche riuscire a far comprendere dei concetti difficili a chi non è padrone della materia.

6. Migliorare le capacità interpersonali e relazionali

Chi per motivi di lavoro si è visto costretto ad imparare le tecniche del public speaking, spesso è la stessa persona che ad una festa raramente si annoia, anzi, è quasi impossibile in quanto in genere è la medesima persona che anima la festa, che riesce a tenere conversazioni brillanti e risultare una persona interessante. Se la timidezza per alcuni ha il suo peso, per altri la propria capacità oratoria è stata la molla che ha permesso di vincerla e migliorare i propri rapporti interpersonali e relazionali grazie al public speaking.

Corso di Public Speaking for Business

7. Raggiungere obiettivi di vendita prefissati

Se è vero che il venditore stile televendita non è molto gradito al consumatore che lo considera poco sincero, c’è da dire però che se le televendite continuano ad esistere un motivo ci sarà! L’effetto delle parole e dell’eloquio del venditore continua a funzionare. In un mercato dove l’offerta è talmente vasta da confondere il potenziale cliente, il bravo venditore non può limitarsi solo a proporre un prodotto valido, ma deve riuscire a vendere, a vendersi e a creare relazioni e affinché tutto ciò sia possibile è necessario avere buone capacità di parlare in pubblico.

8. Dare il meglio di se quando si sostiene un esame

Sin da bambini, con le prime recite scolastiche ci si trova ad affrontare il pubblico, che chi da subito reagisce positivamente e c’è chi cala già il sipario sul parlare (serenamente) in pubblico. Il problema, terminate le recite scolastiche, si ripresenta agli esami che siano di maturità o universitari o di qualsiasi altro genere il risultato non cambia, per non parlare poi della prima vera esibizione da solisti… la discussione della tesi di laurea. Ansia, panico e disperazione.

La conoscenza della materia purtroppo spesso non basta, perché è necessario riuscire a trasmettere a chi valuta la propria conoscenza e competenza. Chi è bravo con le parole riesce a mettere a frutto anche le nozioni che non ha acquisito alla perfezione, chi invece è davvero preparato a volte rischia di non fare una performance brillante perché non abbastanza pronto ad affrontare il pubblico.

9 . Brillare in un colloquio di lavoro

Gli esami, si sa, non finiscono mai e ogni colloquio è un esame vero e proprio. Il tempo è poco ed è necessario sfoderare tutto il proprio fascino professionale in pochi minuti, incuriosire il recruiter cercando di spingerlo ad andare oltre la prima pagina del vostro validissimo CV. In quei minuti si gioca la vostra (probabile) carriera, la concorrenza è spietata e pertanto è assolutamente necessario sbaragliarla mostrando di essere a proprio agio nell’esporre quello che è il vostro bagaglio professionale. Saper parlare efficacemente in pubblico è vitale per la vostra carriera.

10. Dimostrare il proprio valore sul posto di lavoro

Superato lo step della discussione della tesi di laurea e dei colloqui, finalmente si possono mettere in pratica le competenze acquisite in anni di studio. L’utilità del saper parlare in pubblico non si è ancora esaurita, quotidianamente sarà necessario sfoderare le proprie capacità di public speaking. I confronti con i colleghi e il capo, i meeting, le presentazioni dai clienti, senza capacità oratorie anche l’idea più brillante rischia di essere surclassata da altre meno innovative.

Rinunciando a investire sulle capacità di public speaking si rischia vanificare il proprio talento. Si può essere tra i migliori ma non lo saprà nessuno se non si è bravi a raccontarlo.

L’importanza di fare un buon business storytelling

business storytelling, macchina da scrivere vintage

L’esigenza di raccontare ha radici antiche, è nata con l’uomo, quando il linguaggio verbale e la scrittura non esistevano ancora e tramite i graffiti è riuscito a colmare la necessità di narrare la sua storia. Alle persone piacciono le storie, amano raccontare, raccontarsi e immedesimarsi nella narrazione. Lasciarsi andare all’empatia assaporando emozioni.

La comunicazione e la pubblicità in ambito business non può non tenerne conto, le aziende si sono dunque evolute mettendo a disposizione delle persone i mezzi tecnologici e i canali social per soddisfare la loro esigenza di raccontare e ascoltare storie.

Oggi i graffiti preistorici sono stati sostituiti da una ”lavagna virtuale” ma l’idea di fondo non è cambiata, le aziende hanno individuato un bisogno e ne hanno fatto un business di successo fornendo  alle persone un modo per condividere la loro storia e lasciare un segno nel tempo.

Corso di Business Storytelling

Su questa scia emotiva si è cominciato a comprendere la necessità di costruire un’identità aziendale capace di legare univocamente il proprio brand non solo al noto concetto di qualità ma anche alla propria storia. Le aziende hanno intuito che raccontarsi ai propri clienti è un modo per essere più reali e vicine ai consumatori creando con loro un legame, un dialogo emozionale.

Attraverso il business storytelling le aziende hanno trovato il modo di connettersi con i propri consumatori, di entrare nella loro vita attraverso strade secondarie che permettono però di imprimere in loro un segno più profondo e duraturo. Una storia si legge, si ascolta e viene raccontata ad altri, condivisa.

Il mercato globale ha permesso di avere a portata di mano, o meglio a portata di click qualsiasi cosa desideriamo, l’offerta è talmente ampia e variegata che tra vendere il miglior prodotto in circolazione non basta più, non basta neanche pubblicizzarlo in maniera efficace. Proviamo a fare un gioco, pensando al vostro ultimo acquisto, qualora

vi venisse chiesto di fornire le motivazioni che vi hanno spinto ad acquistare esattamente quel prodotto cosa rispondereste? In tanti sulla scia della ragione direbbero, è il migliore, ha un buon rapporto qualità prezzo …e poi? Tra tutte le possibili combinazioni di pari utilità come avete fatto a scegliere proprio quel brand? Sicuri si tratti di una scelta razionale?

Storytelling e neuromarketing

Numerosi studi di Neuromarketing sostengono che il processo decisionale in realtà funziona all’inverso rispetto a ciò che avverrebbe seguendo una logica razionale, ossia la scelta del prodotto/servizio sarebbe fortemente condizionata dall’impulso, dalle emozioni, in parole povere andremmo dove ci porta il cuore e solo successivamente il nostro cervello fornirebbe una giustificazione logica all’acquisto.

In pratica la quasi totalità delle nostre decisioni di acquisto sarebbero dettate dal subconscio e le effettueremmo lasciandoci guidare dalle emozioni. Da qui l’importanza per le aziende di comunicare attraverso un potente mezzo: il business storytelling.

Il consumatore bombardato da un’infinità di messaggi promozionali sulle tipologie di prodotti più disparate comincia a temere il momento della scelta, vorrebbe essere aiutato, guidato nella scelta e il modo migliore per accontentarlo è posizionare il nostro brand nella sua mente prima ancora che si trovi nella posizione di dover scegliere tra il nostro e quello dei concorrenti.

Se lo storytelling è stato fatto bene il cliente non sceglierà il nostro prodotto perchè lo ritiene il migliore o il più economico, lo sceglierà perché è il nostro!  E con noi che il cliente ha un rapporto particolare, amichevole. Conosce che visione abbiamo del mondo, la nostra filosofia, sa perché abbiamo maturato delle scelte, gli abbiamo permesso di entrare nella nostra famiglia condividendo con lui la storia della nostra azienda. Il consumatore sceglierà noi perché è con noi che ha condiviso emozioni.

Business Storytelling: Racconto e identità

Storytelling e identità

Storytelling e identità

Al cuore del racconto d’impresa c’è l’identità. Si tratti del racconto costruito intorno a una specifica iniziativa o prodotto o all’azienda stessa, l’obiettivo principale di un simile racconto è trasmettere un’identità. Questa centralità deriva dal semplice fatto che stabilire un’identità consente di innescare meccanismi di coinvolgimento, confronto e costruzione di identità nei destinatari del racconto.

Un processo autonomo di autodefinizione

Per afferrare molte peculiarità e implicazioni di ciò che oggi indichiamo con l’espressione “storytelling d’impresa/Corporate storytelling” è utile notare che la costruzione di racconti attorno a marchi e persone è cosa antica. Nomi come Chanel, Ferrari, Lacoste e via elencando sono elementi/personaggi dell’immaginario diffuso e citarli evoca interi mondi, a loro volta composti di immagini e racconti, mondi ai quali noi stessi, in qualche modo e ognuno a proprio modo, abbiamo partecipato/partecipiamo. Il punto da afferrare che la definizione dell’identità tramite racconti in quei casi è stato un processo sviluppatosi nel tempo e basato sui risultati raggiunti. Forzando leggermente i termini, possiamo dire che siamo di fronte a identità definite dal riconoscimento altrui dell’eccellenza e della specificità attraverso accumulo ed elaborazione esterna, largamente incontrollata dal soggetto. E questo nonostante a posteriori, come dimostrano i tanti racconti sulle loro vicende, possedessero tutti gli elementi per generare autonomamente il racconto di sé.

Ecco allora la differenza con tanti casi moderni: i soggetti ormai cercano di costruire e trasmettere autonomamente la propria identità, in modo da conseguire due obiettivi importanti:

  • consentire il controllo sulla propria rappresentazione (interna o esterna a seconda dei casi);
  • utillizzare (il rispetto de) la propria identità come criterio di coerenza per le proprie iniziative e scelte.

La sfida del corporate storytelling

Detto in maniera grossolana, lo storytelling d’azienda nasce  come disciplina, dalla necessità di aziende e individui di gestire autonomamente (nei limiti del possibile, si intende) l’identità propria e delle proprie iniziative. Il suo affermarsi discende dalla presa d’atto che l’identità è un catalizzatore di legami, soprattutto emotivi, e che un’identità efficace, se prima costituiva un vantaggio competitivo, ormai è diventata una requisito minimo per l’efficacia di una proposta.
Si noti che, il concetto di identità di cui stiamo parlando non è una mera raccolta di specifiche o un insieme di dettagli materiali. Non è nemmeno la bontà/qualità tecnica di un prodotto. È un insieme di valori che, nel caso di un prodotto, guida ad esempio le scelte sulla filiera produttiva. L’identità non è scegliere una materia prima a bassa impronta ambientale per un capo di abbigliamento, ma l’insieme di valori la cui realizzazione comporta (necessariamente!) la scelta di una materia prima a bassa impronta ambientale.
Che si tratti di un’idea, di una linea di prodotti, di una visione aziendale o di se stessi, definire un’identità apre le porte al confronto, e quindi al coinvolgimento, spostando l’interazione da un mero rapporto strumentale (es.: utilizzo uno status-symbol per segnalare l’appartenenza a una comunità o classe sociale) a un rapporto di partecipazione (faccio una certa scelta perché condivido certi valori).
Il gioco si sposta quindi su un piano più astratto ma che coinvolge profondamente l’interlocutore, poiché gli chiede un investimento non più semplicemente economico, ma esistenziale.
E questo aspetto ha naturalmente anche rischi specifici per chi intenda costruire la propria identità, riassumibili nei concetti di trasparenza, consapevolezza e coerenza.

Costruire l’identità

L’identità è il risultato di un processo al quale lo storytelling partecipa non solo nella fase di condivisione ma anche di costruzione. Sebbene infatti sia importante mantenere distinti i due concetti (identità e racconto), quello che effettivamente si richiede come risultato di quel processo, nel contesto sopra delineato, è un racconto capace di trasmettere l’identità (dell’idea, del prodotto, dell’iniziativa, della persona, eccetera).
Il punto che però ci preme sottolineare è che la fase di elaborazione è fondamentale non solo in quanto funzionale alla definizione del racconto, ma perché mette alla prova proprio quell’identità che vogliamo condividere. Questo perché costruire il racconto impone di sviscerare gli elementi costitutivi dell’identità, sfidarne le specificità, il ruolo e l’importanza rispetto ai destinatari del racconto. Detto altrimenti: costringe non solo a chiarire che cosa per noi costituisce l’identità, ma come questa si colloca nel mondo dei destinatari del racconto. Un racconto (del tipo che qui consideriamo) non è mai un racconto “per tutti” e per lavorare efficacemente dobbiamo essere consapevoli del mondo dei destinatari. D’altra parte, l’incapacità di costruire un racconto valido indica spesso la debolezza non tanto del processo di (messa in) narrazione quanto dell’identità che intendiamo valorizzare.
In questo senso, quindi, lo storytelling è anche un formidabile strumento di validazione che consente di intercettare le debolezze di un’idea già nelle sue prime fasi, offrire spunti per i miglioramenti necessari e, in casi estremi, evitare lo spreco di risorse derivante dal continuare a lavorare a un’idea troppo debole.

In conclusione, abbiamo visto come lo storytelling sia uno strumento necessario alla condivisione dell’identità e la sua importanza come processo di validazione nelle fasi di definizione di un’idea.

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Aperitivo Innovativo in DAOcampus Pisa

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Il 21 Dicembre in DAOcampus a Pisa dalle ore 19.00 fino alle 22.00 ancora un aperitivo organizzato dalla community Agile Lean Tuscany.

   Secondo appuntamento LeanCoffee, questa volta a grande richiesta parleremo di Innovazione; l’evento è rivolto a chiunque all’interno della propria azienda faccia innovazione oppure che sia interessato a fare innovazione oppure sia semplicemente curioso di passare una serata “diversa”.
Parleremo quindi di Innovation Process, Lean Startup, Design Thinking, Minimum Lovable Product, Job-To-Be-Done, Personas, Outcome Driven Process, Customer Centric, Lean Change Management…..

Lean Coffee is a structured, but agenda-less meeting. Participants gather, build an agenda, and begin talking. Conversations are directed and productive because the agenda for the meeting was democratically generated. There are currently dozens of Lean Coffees happening world-wide, including Seattle, San Francisco, Stockholm, Toronto, Boulder, New York City, and more..LeanCoffee.org

Per partecipare è necessaria la prenotazione, per info scrivi a raffaello@agile-nlp.com